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ANALISI TESTUALE ( 79-81, I canto, Orlando furioso )

di Elisa Giandomenico

 

Breve riassunto

Le tre ottave corrispondono alle tre strofe che concludono il primo canto.

Ci riallacciamo alla complessa trama del poema nel momento in cui Angelica, intravisto Rinaldo tra gli arbusti dell’intricata selva, si accende d’odio e supplica Sacripante, che ha scelto come guida, di fuggire per non incontrarlo. Sacripante, convinto del suo valore, non vuole tirarsi indietro e decide invece di affrontare in duello Rinaldo alla presenza della bella Angelica.

 

Parafrasi

Quel liquido frammisto di un filtro magico che tramuta in odio la passione amorosa, fa sì che la vista di Rinaldo oscuri gli occhi sereni della donna; e che con voce tremante e viso triste supplichi e scongiuri Sacripante di non aspettare oltre quel guerriero e di intraprendere la fuga con lei.

- Valgo dunque, - disse il Saraceno – valgo dunque così poco che voi mi stimiate inutile e non buono da potervi difendere da costui? Avete già dimenticato le battaglie d’Albracca e la notte in cui per la vostra salvezza vi difesi, solo e nudo, contro Africane e tutto il suo esercito?

Ella non risponde e non sa cosa fare perché Rinaldo ormai è troppo vicino, tanto che minaccia da lontano il saraceno appena vede e riconosce il cavallo e riconosce pure il viso angelico che gli ha incendiato il cuore con il fuoco dell’amore.

Ciò che accadde tra questi due superbi che si riservi per il prossimo canto.

 

Analisi tematica  

Nonostante il frammento preso in considerazione sia estremamente breve, paragonato alla complessità del canto, riusciamo ugualmente a rintracciare i temi fondamentali e a riflettere sugli aspetti di maggiore interesse psicologico, etico e letterario.

Dallo stesso incipit della prima strofa ci accorgiamo della ripresa della materia cavalleresca poiché vi sono chiari motivi e immagini appartenenti alla tradizione arturiana: il filtro magico come elemento perturbante delle vicende, capace di modificare le relazioni che si instaurano tra i personaggi, è un topos di tale genere ( basta citare il ruolo di primo piano del filtro magico come responsabile dell’amore tra i Tristano e Isotta ). Nell’Orlando furioso le fontane dell’amore e dell’odio si caricano di significati che trapassano il semplice motivo ricorrente della pozione: si impongono come simboli del problema dell’amore come sentimento non corrisposto.

Siamo distanti dalla concezione dell’amore, tipica della lirica cortese, ma in particolar modo propria della poetica stilnovista, sentito come sublime ideale. L’amore non è più nobile sentimento che coinvolge cuori nobili; l’amore viene avvertito come furia tempestosa che trascina gli uomini, incapaci di ancorarsi alla ragione ma abbandonati in balia della loro stessa passionalità. Del resto il dinamismo del poema è dovuto all’amore che sospinge ciascun cavaliere alla ricerca di Angelica.

L’amore è una forza misteriosa, incomprensibile per l’uomo ma tanto violenta da renderlo pazzo e da umiliarlo fino alla perdita della dignità.

Ariosto non si limita ad offrirci un’unica visione sull’essere uomini, ma, attraverso le rappresentazioni di molteplici personaggi ci propone diversi modi di vivere situazioni ed emozioni: nella seconda strofa possiamo studiare la figura di Sacripante e approfondire il suo modo di vivere l’amore. Mentre ricorda le sue valorose gesta ad angelica lo immaginiamo spavaldo e fiero. Vuole vantare coraggio e virilità di fronte alla donna amata ma finisce col perdere la dignità, non in una sola ma in diverse, ironiche situazioni: viene disarcionato da una donna, ha bisogno del soccorso di Angelica per rimettersi in piedi, riceve i calci di un cavallo che si rivela dolce e mansueto alle cure di una donzella.

Ma Sacripante è vittima dell’amore ma soprattutto del capriccio del Caso che beffardo delude desideri e rovescia aspettative: l’uomo non è che suo impotente strumento.

Si comprende allora che l’opera sotto le vesti di materia cavalleresca è specchio dell’epoca in cui Ariosto scrive: vengono dipinti uomini reali che appaiono ironici nei loro vizi e nelle loro debolezze e si rivelano “antieroi”. Dietro tale processo psicologico c’è l’amara consapevolezza e la cupa considerazione che l’integrità, il coraggio, la fede, la devozione, l’attaccamento alla patria gli alti valori degli eroici cavalieri medievali occupano ormai soltanto una dimensione utopica e non possono essere più raggiunti. L’unico atteggiamento possibile per Ariosto è quello di un disincantato distacco e di un’acutissima ironia. Ironia che non è liberatoria comicità o dissacrante giudizio ma penetrante e sottile ingegno: i personaggi perdono la loro dignità senza che l’autore pronunci parere ma con i loro stessi discorsi si pongono in ridicolo. Allo stesso modo Sacripante con le sue parole atte ad ostentare prodezza e valore, finisce per assumere le sembianze del cavaliere fanfarone e vanaglorioso. Del resto le altre figure di uomini che verranno presentate nel corso del poema non saranno meno ironiche: sono tutti cavalieri “dimidiati”, ognuno manca di una capacità basilare per la realizzazione del proprio obiettivo e per essere chiamato a buon diritto cavaliere.

Altro personaggio chiave presente nel frammento è Angelica: oggetto del desiderio di ogni cavaliere si rivela il motore dell’azione e allo stesso modo la principale figura femminile dell’opera.

Angelica non ha niente a che fare, nonostante l’apparenza fisica e i rimandi del nome, alla sacralità della “donna angelo” stilnovistica e alla compostezza e soavità della “madonna” della tradizione cortese: pervasa da una continua tensione alla fuga, percorsa da una fremente agitazione, sguaiata nei modi, irriverente nei costumi ha perso la monumentalità della donna della tradizione letteraria. Ma angelica è anche dotata di fredda e calcolatrice intelligenza: per la prima volta nella letteratura la donna si distingue dalle figure maschili per furbizia e ingegno. E’ un evento straordinario nel corso della storia: ci viene presentato un prototipo del femminino caratterizzato da passionalità e istericismo, acutezza e astuzia. Ed è incredibilmente reale; la letteratura assurge a chiave di lettura della realtà.

Per quanto riguarda i riferimenti spazio-temporali presenti, questi sfumano nel fantastico e nell’indefinito. Il primo canto si svolge interamente in una selva: tale luogo da sempre nella tradizione letteraria, soprattutto in quella favolistica, anticipa l’aspettativa di incontri imprevisti che segneranno le sorti dei personaggi, situazioni incomprensibili, pericoli e trabocchetti. Solo un ambiente quale il bosco può fornire l’ambientazione ideale per una trama intricata e avvincente.

La collocazione storica continua quella dell’Orlando innamorato di Boiardo: “l’audaci imprese “ ci collocano “ al tempo che passaro i Mori d’Africa il mare, e in Francia nocquer tanto , seguendo l’ire e i giovenil furori d’Agramante lor re, che si diè vanto di vendicar la morte di re Carlo imperator romano”. Dunque il contesto è quello delle guerre di religione tra musulmani e cristiani.

 

  

 

Analisi formale          

Livello metrico ritmico

Il poema è scritto in ottave di endecasillabi, la scelta non è certo casuale: l’ottava è il metro tipico della poesia cavalleresca. In Ariosto, tuttavia c’è una decisa originalità nel mantenimento della tradizione: la musicalità del verso non ha nulla a che fare con la monotonia dei cantari ma sembra adeguarsi alle esigenze dei contenuti. Il ritmo è altisonante nelle strofe epiche, vibrante e vivace nei momenti d’ironia, scorrevole e fluido nelle riflessioni.

I primi sei versi sono legati da rima alternata, gli ultimi due da rima baciata. Gli accenti si modellano seguendo stile e contenuto. C’è una perfetta corrispondenza tra strofa e periodo. Ogni ottava termina sempre con il punto fermo la fine della strofa determina nella maggior parte dei casi la sospensione della narrazione di una situazione.

 

Livello sintattico 

La tendenza prevalente è la coordinazione per polisindeto; i periodi sono ariosi e chiari nella loro composizione.

Le figure dell’ordine mostrano un’abile consapevolezza compositiva: rintracciamo un’antitesi nella lassa 80 “muta in odio l’amorosa cura” in cui Ariosto evidenzia la concezione dell’amore come sentimento non ricambiato; un chiasmo, figura retorica di largo impiego in Ariosto, nella strofa 80 “ supplica Sacripante e lo scongiura” accentua lo stato di agitazione di Angelica. Tra le inversioni citiamo l’anastrofe che apre la strofa 79 “quel liquor secreto di venen misto”.

Il registro linguistico è abbastanza colloquiale poiché la sequenza presa in considerazione non contiene lasse di stampo epico.

Di richiamo tipicamente petrarchesco sono le espressioni ”l’angelica faccia”, “l’amoroso incendio”: non si tratta stavolta di imitazione come frequente in tanta poesia rinascimentale; Ariosto per mezzo di tali formulari, che ci fa avvertire come stereotipate e volte ad una sublimazione idealizzante, stende la sua fine ironia.

 Le figure retoriche del significato presenti sono: le metafore “angelica faccia” in cui il volto della donna è paragonato per bellezza a quello di un angelo e “amoroso incendio” in cui l’amore è come un fuoco che divampa nell’uomo; una litote “non buono” che allude alla vanità di Sacripante che non può ritenersi inabile neanche con uno sforzo d’immaginazione.

 

Contestualizzazione

L’opera è scritta nei primi anni del 500: siamo in pieno periodo rinascimentale ma comincia a venir meno la fiducia nei confronti delle capacità dell’uomo di plasmare se stesso e di rendersi artefice del proprio destino.

Il rapporto tra libertà dell’uomo e intervento del Caso se nell’Umanesimo si era risolto a favore dell’uomo, in Ariosto comincia a risolversi in suo sfavore: il caso sembra beffarsi delle speranze e delle aspettative degli uomini.

Storicamente tale crisi trova un riscontro nel quadro politico-territoriale italiano: frammentata e sconvolta dai continui scontri tra Principati, L’Italia è così fragile da divenire terra di scontro tra potenze straniere: Francia e Spagna.

Le corti non solo perdono il predominio politico ma anche il ruolo di propulsori della cultura.

Ariosto risente di tale situazione vivendo le problematiche del suo tempo con amaro disincanto.