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Analisi del testo

Ultime tre ottave del canto I dell’Orlando Furioso

 

di Elena CInque

 

  • Riassunto: Subito dopo che Angelica e Sacripante ritrovano il cavallo Baiardo, Rinaldo, proprietario del cavallo, si avvicina ai due e una volta riconosciuti il suo destriero e la donna amata, minaccia il saraceno Sacripante.

 

·        Parafrasi: Quel liquido misto ad un filtro magico,

che trasforma in odio la passione amorosa,

Fa si che gli occhi sereni di Angelica

si oscurano subito alla vista di Rinaldo;

e con voce tremante e triste in viso

supplica e scongiura Sacripante

di non aspettare quel guerriero,

e di fuggire con lei.

 

-Dunque- disse Sacripante

-Valgo così poco ai vostri occhi,

che mi ritenete incapace

di difendervi da costui?

Vi siete già dimenticata delle battaglie d’Albracca

e della notte in cui nonostante ferito,

nudo e solo, difesi la città da Agricane e il suo esercito?-

 

Ella non risponde, e non sa che fare,

poiché Rinaldo ormai è troppo vicino,

e una volta riconosciuto il cavallo

e il viso di Angelica,

che nel suo cuore risveglia la passione amorosa,

minaccia da lontano il Saraceno.

Ciò che segue a questo incontro,

lo riserverò per un altro canto.

 

  • La protagonista del canto è Angelica, anzi protagonista è la sua fuga. In realtà la donna non prende iniziative che muovano l'azione, ma muove l'azione in quanto oggetto di desiderio, e subisce l'iniziativa (ricerca) degli altri. In questi ultimi versi in particolare, l’autore parla dell’amore tra Rinaldo e Angelica.

Quest’amore è basato sullo schema del “rovesciamento delle aspettative” secondo il quale “nessuno trova quello che cerca e tutti trovano quello che non cercano”. Da qui la non corrispondenza dei sentimenti di Rinaldo e Angelica, a causa delle due fontane fatate dell’odio e dell’amore: quando Angelica amava perdutamente Rinaldo, egli la detestava, ora che Rinaldo ama Angelica, questa lo odia.

Riscontriamo in questa vicenda il topos del caso che si fa beffa degli uomini, dei loro desideri e dei loro sentimenti, come strumenti delle sue operazioni.

Ariosto prende come oggetto di sottile ironia la sublimazione del mondo cavalleresco, che nel 500 aveva perso ormai ogni valore e ogni ideale eroico, un esempio sono le figure di Sacripante e di Rinaldo, spesso ridicolizzate e sminuite dai commenti dell’autore.

Ironico è anche il personaggio di Angelica, in un primo tempo presentata come donna cortese, oggetto di adorazione da parte di tutti i cavalieri, ma che subito si rivela essere una donna scaltra, cinica e opportunistica, pronta a qualsiasi compromesso pur di raggiungere i suoi obiettivi, come dimostra il suo comportamento gentile nei confronti di Sacripante nel momento del bisogno, quando in realtà ella lo disprezza.

E’ frequente in questo canto la presenza della voce narrante, che si intromette a dare giudizi e commenti su ciò che viene narrato (“Quel che seguì tra questi duo superbi / vo’ che per l’altro canto si riservi.”).

 

·        Questa trama ideologica e questo sentimento della vita incidono sullo stile: domina nel canto la figura retorica dell’ossimoro. Nelle ultime tre ottave abbiamo un esempio nel verso 5 dell’ottava 79: “voce tremante”.

Altra figura retorica è l’allitterazione della S nella prima delle tre ottave: “supplica Sacripante e lo scongiura”; e della R: “voce tremante e viso tristo...” “…che quel guerriero più appresso non attenda... per evidenziare forse il ritmo incalzante del susseguirsi delle azioni in quell’istante.

Sacripante per antonomasia viene citato spesso con il nome di Saraceno, nel verso 3 dell’ultima ottava il nome ha la funzione di sottolineare il ruolo di nemico che Sacripante ha contro Rinaldo “che da lontano il Saracin minaccia”.

Frequenti sono gli enjambement, in particolare nell’ottava 80, dove con tono offeso Sacripante invita Angelica a ricordare le sue valorose imprese.

 

·        L’Orlando Furioso è composto in ottave, strofe di otto endecasillabi, i primi sei a rima alterna e gli ultimi due a rima baciata. L’Ariosto dà un contributo decisivo all’ottava rendendola innovativa e particolare. Da una parte l’Ariosto tende ad eliminare le forme del dialetto, o meglio quelle più volgari, tenendo però in considerazione il toscano, dall’altra dà la caccia agli inutili latinismi, utilizzati per fini puramente decorativi e artificiosi. Numerose sono, però, le formule stereotipate del petrarchismo, per mettere in rilievo il carattere leggermente convenzionale del linguaggio, velandolo di ironia, ad esempio nel verso 81: “l’angelica faccia / che l’amoroso incendio al cor gli ha messo”.