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IL BAROCCO

APPROFONDIMENTO DI DAVIDE PAPOLA

 

 

PRESENTAZIONE

Il 1600 è un secolo di profonde trasformazioni e aspri conflitti a causa dello scontro tra l’impero Spagnolo e le potenze nazionali. Il definitivo tracollo dell’impero iberico è segnato dalla PACE DEI PIRENEI (1659).

 

“CON IL TERMINE BAROCCO NON SI

 INTENDE INDIVIDUARE ESCLUSIVAMENTE

UNO STILE O UNA CORRENTE ARTISTICA

QUANTO PIU’ COMPLESSAMENTE LO

SPIRITO STESSO DI UN SECOLO:

IL SEICENTO.

 

Gli avvenimenti principali sono la pratica di una nuova ricerca scientifica (LA SCIENZA NOVA) ed il fenomeno del Barocco letterario ed artistico.

 

1-     DEL SISTEMA ARISOTELICO-TOMISTICO-TOLEMAICO E DEL SUO CROLLO

 

● il MONDO SUBLUNARE arriva fino alla luna, situazione unica
(perché al centro) ma non privilegiata (infatti esistono morte, imperfezione e dolore). L’imperfezione non può essere analizzata con gli strumenti della matematica (appropriati solo in astro. IL MOVIMENTO E’ SOLO RETTILINEO, DALL’ALTO VERSO IL BASSO
● il MONDO IPERLUNARE arriva fino all’”ultima sphera mundi” (ilconfine con l’Empireo) il movimento degli astri è eterno.
I pianeti sono incastonati in sfere cristalline. Tra i pianeti non c’è vuoto
ma la “quinta essenza” (o etere) una sostanza semispirituale. È la dimensione
perfetta. IL MOVIMENTO E’ CIRCOLARE E PERPETUO.

 

Galileo attraverso intuizioni e studi  riguardanti principalmente la fisica meccanica ed in particolare ciò che riguarda il moto dei corpi (dinamica) arriva a teorizzare l’infondatezza del precedente sistema universalmente riconosciuto e gelosamente difeso dalla chiesa.
Alla base del conflitto tra Galileo e la chiesa sta il fatto che per primo lo scienziato azzardò una differenziazione tra:

Natura – oggetto della scienza

Bibbia – base della religione

 

2-     IL BAROCCO

 

Le esigenze di rinnovamento si esprimono indirettamente attraverso una profonda trasformazione della sensibilità e del gusto: IL NOME DI QUESTA TENDENZA E’ IL BAROCCO.
Nel corso dei secoli si è provato a risalire fino all’origine del significato della parola “Barocco”; le derivazioni che appaiono più plausibili sono:
 
1- BARUEGA (il nome di una perla bella ma irregolare)
2- BAROCO (un discorso che dietro un’apparenza di grande complessità nascondeva la propria debolezza ed inconsistenza.
 
Dopo un millennio la visione del mondo è stravolta.
ANNOIATI DALLA RIGOROSA ED ORDINATA STRUTTURA DEL SISTEMA RINASCIMENTALE SI CERCA E SI SCOPRE L’ANOMALIA, L’ECCEZIONE INSITA NEL DISEGNO CINQUECENTESCO DI NATURA ED ARTE.
 
3- LA CHIESA E LA QUESTIONE DELLA CONTRORIFORMA - Barocco: una rivoluzione culturale in nome dell’ideologia cattolica.
 
Alla profonda crisi di valore e al grande disorientamento morale che avevano caratterizzato gran parte del ‘500 il XVII sec. Contrappone le certezze spirituali di una chiesa che, nel tentativo di contrastare efficientemente il protestantesimo finisce di fatto per irrigidirsi sui propri dogmi troncando definitivamente ogni possibilità di ricomporre lo scisma in modo pacifico.
Di conseguenza nei paesi in cui la controriforma conquista e mantiene il pieno controllo della vita sociale ed intellettuale ogni proposta di rinnovamento che implica la messa in discussione del sistema di conoscenza approvato e gelosamente difeso dalla chiesa, verrà condannato e bloccato sul nascere.
 
La lotta religiosa non è chiusa; al di là del campo dottrinale la disputa si estende anche al problema della condotta umana, della politica.
● per i Protestanti il solo legame tra Dio e l’uomo e la Grazia e non si può far nulla per ottenerla.
Gli uomini lavorano per scontare la pena del peccato originale.
● i Cattolici affermano invece che Dio ha predisposto i mezzi per la salvezza.
 
La Chiesa romana si serve principalmente dei Gesuiti e dei Filippini per la DIFFUSIONE DI MASSA DELLE IDEE CONTRORIFORMISTE nel campo dottrinale.
MA E’ L’ARTE AD ASSUMERE IL RUOLO DI MAGGIORE IMPORTANZA.
 
4- L’ARTE NELLA CHIESA
 
Architetti pittori e scultori fanno da tramite per  toccare l’animo dei fedeli più semplici e ignoranti (si spiega così l’abbandono agli usi letterari)
L’arte è efficace immediatamente se GRANDIOSA.
Grandiosità non è intesa esclusivamente in tema architettonico ma piuttosto come capacità di penetrare nell’anima, capacità di impressionare.
L’arte seicentesca deve saper sedurre, commuovere e appassionare per conquistare il gusto attraverso la CAPACITA’ DI SUSCITARE EMOZIONI E SENTIMENTI.
Naturalmente la tecnica dell’artista, come quella dell’artigiano e dell’operaio, non è mai fine a se stessa: qualsiasi cosa si faccia si fa “ad maiorem dei gloriam”.
Ad esempio, per accrescere la figura religiosa e per impressionare, il Concilio di Trento raccomandava che la figura di Cristo fosse rappresentata “afflitta, sanguinante, vilipesa, con la pelle lacerata, ferita, deformata, pallida e sgradevole a vedersi”.
Ovviamente la città più influenzata dall’arte barocca fu Roma, che sottrasse l’egemonia culturale a Firenze e Venezia.
IN ARCHITETTURA LE COSTRUZIONI SONO MONUMENTALI.
Nelle chiese in particolare si prediligono la navata unica, la pianta centrale (spesso ellittica), la copertura a cupola (simbolo di centralità della Chiesa romana)e volte a botte (così richiamando la grandiosità dell’architetture imperiale dei primi secoli.
Alle basi del Barocco artistico stanno FINZIONE ILLUSIONE E VISIONE.
Grazie alla piena maturazione della prospettiva ideata dal Brunelleschi agli inizi del ‘400 (migliorata da Leon Battista Alberti e descritta nel de pictura da Piero della Francesca) si arriva ad una padronanza della tecnica di tale raffinatezza da poter riprodurre effetti tridimensionali su un piano bidimensionale come poteva essere una superficie destinata ad un affresco (effetto definito tromp l’oeil) con l’uso di questa tecnica si riesce ad affrescare le volte con la rappresentazione dell’infinità del cielo. Spingendo l’osservatore a dimenticare le mura dell’edificio e a immaginare intorno a sé spazi aperti ma confortevoli.
C’è sovrabbondanza di statue, fregi, cornici, false finestre ed altri elementi ornamentali a tal punto che la forma, l’estetismo, ha preponderanza rispetto al struttura.
C’E’ NECESSITA’ DI RIPRISTINARE L’IMMAGINE DI ROMA “caput mundi”.
A Roma si demoliscono quartieri per far spazio a nuovi palazzi e nuove chiese pensando più all’effetto visivo che alla reale utilità. Importanza acquista anche il giardino.
 
5- L’ARTE IN EUROPA
 
Sorge la pittura di genere consistente nella specializzazione approfondita di un solo modello pittorico da parte di un artista. C’è chi dipinge esclusivamente paesaggi, chi ritratti, nature morte, scene di vita quotidiana, strumenti musicali.
Con tutti questi possibili approfondimenti ci si specializza a tal punto su un genere da aver difficoltà a rappresentarne altri. Nasce quindi la collaborazione tra pittori dove ad esempio un paesaggista dipinge su un quadro storico, un figurista dipinge le macchiette su un quadro paesaggistico.
 
L’ARTE E’ CONCEPITA COME GRANDE IMPRESA SOCIALE
A CUI CIASCUNO COLLABORA ASSECONDA DELLE PROPIE
SPECIFICHE ESPERIENZE.
 
Altro fenomeno caratteristico del Barocco è lo scambio frequente e rapido delle esperienze attraverso i viaggi degli artisti.
A Roma lavorarono il Caravaggio, Rubens (uno tra i più grandi artisti fiamminghi) e Velazquez (il più grande pittore spagnolo dell’epoca).
FU GRAZIE A LORO CHE IL BAROCCO DIVENNE UN FENOMENO EUROPOE E NON SOLAMENTE ITALIANO.

Michelangelo Merisi nasce il 29 settembre 1571 a Milano. Chiamato Caravaggio dal nome della cittadina in provincia di Bergamo dove trascorse l’infanzia, il suo apprendistato avviene a Milano (1584-1588) presso la bottega del pittore bergamasco Simone Peterzano. Dai pittori lombardi del Cinquecento ereditò il naturalismo e l’attenzione al dato reale. Spirito inquieto, già nel 1590 trascorre un anno in prigione per un crimine inconfessato. Nel 1592 si trasferisce a Roma e nel 1593 lavora per alcuni mesi presso la bottega del Cavalier d’Arpino dipingendo nature morte di fiori e frutta. Nel 1595 è accolto in casa del cardinale Francesco Maria Del Monte, suo primo importante mecenate. Di questi anni sono i Bari, Riposo durante la fuga in Egitto (Roma, Galleria Doria Pamphilj), Bacco e la Maddalena penitente. Grazie al suo protettore entra in contatto con le più importanti famiglie romane e il 23 luglio 1599 ottiene la sua prima commissione pubblica: la Vocazione e il Martirio di san Matteo per la cappella Contarelli nella chiesa di San Luigi dei Francesi. L’anno successivo inizia la Conversione di san Paolo e la Crocifissione di san Pietro per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo e, nel 1602, completa il ciclo della cappella Contarelli con la seconda versione del San Matteo e l’angelo. Le sue opere si caratterizzano in maniera sempre più incisiva per i forti contrasti luministici e l’intensa tensione drammatica. Nei primi anni del Seicento dipinge, ancora a Roma, il Sacrificio di Isacco e la Madonna dei pellegrini. A Genova nel 1605, per sfuggire alla giustizia in seguito al ferimento del notaio Mariano Pasqualone, dipinge l’Ecce Homo. Il 26 maggio del 1606 uccide in una rissa Ranuccio Tomassoni da Terni; condannato a morte ripara prima presso i feudi dei suoi protettori e amici romani, ma poi si rassegna a rifugiarsi a Napoli dove lascia due capolavori, le Sette opere di Misericordia e la Madonna del rosario. L’anno successivo si trasferisce a Malta dove esegue l’enorme tela con la Decollazione del Battista, unica opera firmata. Scoperto, riprende la fuga passando per Messina, Palermo e Napoli. Un anno prima della tragica morte dipinge la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori. Nel 1610, ottenuta la grazia papale, decide di tornare a Roma via mare, ma, raggiunto Porto Ercole, muore di febbre sulla spiaggia.
 
 
 Rembrandt Harmenzoon van Rijn nasce a Leida il 15 luglio 1606, da un mugnaio benestante, che può offrirgli un’infanzia agiata. Nel maggio del 1620 Rembrandt si iscrive alla facoltà di letteratura dell’Università di Leida, ma ben presto abbandona gli studi per andare a lavorare come apprendista presso Jacob Isaaczoon van Swaneburgh, un modesto pittore di quella città. In seguito si reca ad Amsterdam, forse verso il 1624, presso Pieter Lastmann, uno dei più noti pittori di soggetto storico del tempo. Intono al 1627-1628 Rembrandt viene in contatto con un altro giovane pittore, Jan Lievens, con il quale collabora e decide di mettere insieme uno studio a Leida. Nel 1629 dipinge Giuda rende i trenta denari, molto lodata da Constantijn Huygens, segretario del principe d’Orange Frederick Hendrick, che gli commissionerà in seguito la serie della Passione. Fondamentale nella carriera e nella vita privata del pittore è il suo rapporto con Hendrick van Uylenburgh, mercante d’arte, di cui sposa la cugina, Saskia, con la quale si trasferisce ad Amsterdam. Nel corso del 1632 lavora anche a L’Aja dove esegue numerosi ritratti. Divenuto il ritrattista più richiesto di Amsterdam, affianca a questa attività quella di pittore di genere storico. Nel 1641 nasce il figlio Titus; nell’anno successivo muore la moglie di tubercolosi. Anche se la bottega di Rembrandt accoglie un numero sempre maggiore di allievi, fra gli anni 1630 e 1650 attraversa una grave crisi finanziaria, scarseggiando anche importanti commissioni pubbliche e private. Fra i fattori che influiscono sulla sua mancanza di commissioni c’è forse anche lo stile di vita inconsueto, per la buona società di Amsterdam, soprattutto per quanto riguarda la sua vita privata: ha una controversia di carattere legale con Geertje Dircks, alla quale è costretto a pagare una notevole cifra di denaro come risarcimento e nel 1654 l’amante e già governante del pittore Hendricke Stoffels dà alla luce una figlia illegittima, Cornelia. Oppresso dai debiti che aveva contratto per l’acquisto della casa, è costretto alla fine a vendere la sua ricca collezione di oggetti d’arte. Nel 1658 Rembrandt e la sua famiglia devono lasciare la casa nella Sint Anthonisbreestraat per trasferirsi sul Rozengracht, nel quartiere Jordan. L’ultimo decennio della sua vita trascorre in ristrettezze economiche e costellato di eventi tragici: nel 1663 muore di peste la sua compagnia Hendricke, nel 1688 muore anche il figlio Titus, che si era sposato da pochi mesi con Magdalena van Loo. L’artista continua a dipingere fino agli ultimi giorni di vita; muore il 4 ottobre del 1669 e viene sepolto in una tomba senza nome nella Westerkerk.

 

 Il 6 giugno 1599 Diego de Silva y Velázquez viene battezzato nella chiesa sivigliana di San Pietro: è figlio del gentiluomo di origine portoghese don Juan Rodríguez de Silva e della sivigliana Jerónima Velázquez. Nel dicembre 1610 Velázquez entra nella bottega di Francisco Pacheco, e al termine dell’apprendistato (1617) viene accolto nella corporazione di San Luca. Il 23 aprile 1618 sposa Juana Pacheco de Miranda, figlia del suo maestro. La sua attività iniziale è rivolta alla rappresentazione di scene di vita popolare, come la Vecchia cuciniera e l’Acquaiolo di Siviglia (1618). Nella primavera del 1622 compie il suo primo viaggio a Madrid, dove esegue il ritratto del poeta Don Luis de Góngora e visita le collezioni d’arte dei palazzi reali. L’anno seguente, su invito del conte Olivares, torna nella capitale. Nell’agosto 1623 dipinge il primo ritratto del re Filippo IV, che gli vale la nomina di “pittore del re” e la possibilità di stabilirsi a Madrid con la famiglia: inizia così la sua rapida ascesa e in pochi anni raggiunge una posizione di indiscussa supremazia. Nel 1627 vince il concorso indetto dal re sul tema della cacciata dei “moriscos”, e la vittoria gli frutta la carica di “usciere di camera”. Nel 1629 compie un viaggio di studio in Italia, soggiornando a Genova, Milano, Venezia, Parma e Bologna. Giunto a Roma nel 1630, dipinge alcuni quadri, fra i quali la Fucina di Vulcano e due Vedute di Villa Medici. Sul finire dell’anno si reca a Napoli, dove incontra il compatriota Jusepe de Ribera e dipinge il Ritratto dell’Infanta Maria. Dopo il ritorno in patria nel 1631, si intensificano gli impegni per la corte: esegue alcuni ritratti del Principe Baldassarre Carlo e del Conteduca Olivares e la Resa di Breda (1634-1635) per il “Salone dei regni” nel palazzo del Buen Retiro. Nel 1643 viene nominato soprintendente delle opere reali; alcuni anni dopo ottiene la carica di ispettore e tesoriere della Sala ottagona di Palazzo reale. Nel febbraio del 1649 l’artista s’imbarca per un secondo viaggio in Italia, che durerà due anni, con l’incarico ufficiale di acquistare opere d’arte per le collezioni reali. Soggiorna a Venezia e a Roma, dove dipinge alcune delle sue opere più affascinanti: Venere allo specchio, i ritratti di Juan de Perejra e del pontefice Innocenzo X. Rientrato a Madrid nel 1651, realizza il Ritratto dell’Infanta Maria Teresa, e l’anno seguente il Ritratto della regina Marianna. Nel 1652 presta giuramento come “maresciallo maggiore dei palazzi”, la carica più importante che abbia rivestito. Nel 1656 dipinge la Famiglia di Filippo IV, Las Meninas. Dopo il rifiuto da parte del re per un terzo viaggio in Italia (1657), l’artista è nominato cavaliere dell’Ordine di Santiago (1659). Nella primavera del 1660 si reca nei Pirenei per allestire il padiglione delle nozze fra l’infanta Maria Teresa e Luigi XIV di Francia; rientrato a Madrid nel giugno, poco dopo si ammala e muore il 6 agosto 1660. Il giorno seguente viene seppellito con tutti gli onori nella chiesa di San Giovanni Battista, seguito, una settimana dopo, dalla moglie Juana.

 
Rubens dopo aver svolto studi umanistici si indirizza alla pittura e frequenta ad Anversa le botteghe di artisti fiamminghi influenzati dall’arte fiorentina e romana. Iscritto alla gilda di Anversa dal 1598, due anni dopo compie un viaggio in Italia, momento di aggiornamento usuale per i pittori d’oltralpe. Si reca a Venezia, dove studia Tiziano, Veronese, Tintoretto, e apprende il gusto per la pennellata vigorosa e le tonalità calde del colore. Entra al servizio di Vincenzo Gonzaga come pittore di corte: per il duca di Mantova realizza negli anni successivi numerose opere, ritratti e copie dei maggiori artisti italiani. Dal 1601 è a Roma dove ottiene la prima commissione pubblica: le tre pale di altare per la cappella di Sant’Elena in Santa Croce in Gerusalemme. Nel 1603 i Gonzaga lo inviano in Spagna alla corte di Filippo II in missione diplomatica, sfruttata anche per conoscere e copiare i dipinti di Tiziano. Tornato a Mantova esegue per il duca La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità; nel 1605 fa tappa a Genova per poi recarsi a Roma dove dipinge la Circoncisione e la pala per Santa Maria in Vallicella. Tornato nelle Fiandre nel 1608, viene nominato pittore di corte dei reggenti dei Paesi Bassi. Grazie alle sue emozionanti interpretazioni dei temi sacri, le sue opere vengono richieste in grande quantità anche dalla committenza religiosa: tra il 1609 e il 1612 dipinge quadri d’altare per la cattedrale di Anversa, città dove avvia una fiorente bottega. Dall’inizio degli anni Venti comincia a dipingere anche paesaggi; molto apprezzati ovunque sono anche i suoi ritratti e i dipinti di soggetto mitologico. Inviato in missioni diplomatiche nelle più importanti corti europee, tra il 1622 e il 1630 realizza per i reali di Francia due cicli di dipinti con le Storie di Maria de’ Medici e di Enrico IV. Rielaborando linguaggi artistici diversi, dai veneti a Michelangelo, all’antico, Rubens riesce a dare vita a una pittura di forte coinvolgimento e grande tensione emotiva.
 
 
4- IL LETTERATO
 
Di conseguenza il letterato non trova più spazio per le sue composizioni come nell’età rinascimentale e viene messo un po’ in disparte, subordinandolo nella celebrazione del principe ad architetti scultori e pittori. Il cortigiano si trasforma gradualmente nel segretario del principe.
Gli sono assegnati sempre più incarichi burocratici a scapito magari di commissioni letterarie.
Conseguenza diretta è la tendenza del letterato a svincolarsi dalla corte ma questa via risulta praticabile soltanto per pochissimi come il Marino.
Sempre più peso tende ad acquisire la produzione encomiastica attraverso la quale il letterato spera di accaparrarsi la benevolenza del signore e una sistemazione stabile a corte.
 
5- L’ACCADEMIA
 
Le menti più fervide, quelle degli uomini di lettere che non sopportavano l’umiliazione di rimanere aggrappati al Principe per soli scopi opportunistici non trovando altri terreni fertili su cui poter esprimere il proprio estro si riuniscono nelle “ACCADEMIE”.
TALI ORGANIZZAZIONI ASSICURANO ALL’INTELLETTUALE IL CONFORTO DI GARANTIRSI A VICENDA ONORE STIMA E RICONOSCIMENTO,SPESSO NEGATI NELLA REALTA’ ESTERNA.
Le accademia più importanti furono:
● degli Incogniti: Fondata nel 1630, fu fatta chiudere esattamente trent’anni dopo a causa delle correnti di pensiero giudicate dalla chiesa troppo libertine
● della Crusca: Che attraverso un lavoro lungo e certosino “separò la farina dalla crusca della lingua letteraria” dando vita al memorabile vocabolario degli accademici della Crusca.
Di notevole numero furono le accademie scientifiche che si proponevano lo scopo di approfondire gli studi galileiani ma furono quasi sempre mal finanziati o censurate.
In Europa grazie alla politica più liberale adottata dagli stati nazionali furono fondate varie Accademie tra le quali si ricordano:
● la Royal Society For The Advancement of Learning (1660)
  la Acaemie des Sciences (1666)
Tali strutture ottennero il sostegno e la protezione dei propri monarchi e tutt’oggi sono punti di riferimento di tutto rispetto nella vita culturale e civile dei loro paesi.
 
6- IL BAROCCO LETTERARIO
 
La grande riflessione sulla Poetica Aristotelica finisce col dissolvere il carattere razionalistico e pragmatico [1] suggerendo nuovi modi di intendere il concetto di imitazione che viene interpretato come finzione.
IL NUOVO IDEALE RETORICO DI ARTE POETICA VIENE SOVRASTATO E SOMMERSO DA OGNI GENERE DI STRUMENTO STILISTICO E TEMATICO.
LA SITUAZIONE EUROPEA SI PRESENTA CON CARATTERI COMUNI.
C’è una nuova prospettiva di conoscenza e di considerazione del mondo che porta a un rapporto non più immediato ma inquieto, indiretto con le cose. Ciò è alla base della ricerca dei nuovi strumenti letterari.
Cade in disuso il Petrarca, vengono imitati Seneca tragico, Ovidio inventore di un linguaggio dell’instabilità, delle apparenze del mondo e tacito col suo stile complesso e ampolloso.
 
CAMBIA IL CONCETTO DI IMITAZIONE: LA RICERCA DI NUOVI STILI COINCIDE CON LA CONSAPEVOLEZZA DELL’INFINITA SPERIMENTABILITA’ DEI LINGUAGGI. IL FINE DELLA POESIA E’ DUNQUE L’EDONISMO [2] E NON PIU’ LA PEDAGOGIA IL PIACERE SI ESPRIME ATTRAVERSO LA CREAZIONE DI RAPPORTI INTELLETTTUALI NELLA LINGUA, DI IMMAGINI DELLA MENTE DI ANALOGIE E CONCETTI [3] DI STRUTTURE DOVE L’ACCOSTAMENTO, LA SIMMETRIA DELLE PARTI ARRIVA AD ESSERE PIU’ IMPORTANTE DELLA SEMANTICITA’.
Di conseguenza ha vinto cristo si hanno metafore continuate cioè catene di metafore ch circondano un concetto fino a costituire spesso l’intero componimento.
In questo modo, attraverso virtuosismi si riescono ad accostare i termini più diversi del linguaggio per far partorire nella mente dell’ascoltatore un’immagine, un concetto. Chi ascolta, deve rimanere a bocca aperta, si deve MERAVIGLIARE.
Il principio della meraviglia consiste, attraverso l’uso dell’esercizio stilistico, nel far stupire di fronte la varietà infinita dei linguaggi e delle cose in un mondo nuovo e sconosciuto.
LA DISTRUZIONE DI CERTEZZE PORTA ANGOSCIA NEL CAPIRE CHE IL MONDO NON E’ CONTROLLATO DALL’UOMO NE TANTOMENO E’ CREATO PER LUI (finalismo antropomorfico).
Gli oggetti appaiono ora sfuggenti e mutevoli, l’uomo assume un atteggiamento di turbamento e disperazione. I principali temi trattati negli scritti sono: il fuggire del tempo, la breve apparenza della bellezza, l’appressarsi della morte, la vittoria dell’oblio sulla fama, la vanità delle cose umane.
LA SCOPERTA DELL’INESAURIBILITA’ DEL REALE E’ PARALLELA AL SENSO CHE TUTTO E’ RALATIVO [4] .
I più grandi argomentatori della dottrina relativista furono i CASISTI [5] e PASCAL.
Il relativismo porta all’inesistenza sull’opposizione tra apparenza e realtà che continuamente si trasformano l’una nell’altra.
Per raffigurare il gioco di contrasti tra apparenza e realtà il TEATRO SI PRESENTA COME IL PIU VALIDO CANDIDATO. I più grandi autori dell’età barocca sono Shakespeare, Moliere, Calderòn.
 
  
 
 
BIBLIOGRAFIA:
● Atlante illustrato di filosofia – Ubaldo Nicola
● Arteonline.it
● Dal testo alla storia, dalla storia al testo – Guido Baldi
● Dizionario enciclopedico italiano
● Itinerario nell’arte vol.B – Giorgio Cricco
● L’enciclopedia – La Repubblica
● Pensieri – Blaise Pascal
● Protagonisti e testi di filosofia (tomo 2) – Giovanni Foriero
● Storia dell’arte italiana – G.C. Argan


[1] Pragmatismo: indirizzo filosofico per il quale la funzione fondamentale dell’intelletto non è quella di consentire una conoscenza della realtà ma quella di consentire un’azione efficace su di essa. pragmatico è chi si riferisce all’attività pratica, all’azione
[2] dottrina filosofica secondo la quale il piacere individuale è il bene più alto ed il fondamento della vita morale
[3] concettismo: dottrina estetica del 600, che predilige espressioni letterarie concettose, ingegnose, ricche di metafore, ardite e stravaganti

[4] il RELATIVISMO sarà uno dei grandi motivi della letteratura Barocca

[5] CASISTICA: formulazione ed elencazione di una pluralità di casi specifici per derivarne un principio generale