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ANALISI TESTUALE

 

di Vanessa Basso - Classe IVD

                                                                                                      

 

 

“ORLANDO FURIOSO”, C. I, strofe 79-80-81

BREVE SUNTO: Angelica, alla vista del suo spasimante Rinaldo, supplica Sacripante di mettersi subito in fuga insieme a lei, ma quest’ultimo si sente disonorato nel vedere che la donna non crede alla sua capacità di proteggerla.

 

PARAFRASI: “Quel liquido mescolato ad un filtro magico, che trasforma in odio la passione amorosa, rende la donna che ha visto Rinaldo subito oscura negli occhi sereni; e con una voce tremante ed un viso triste lei supplica e scongiura Sacripante di non aspettare più vicino quel cavaliere, ma di fuggire insieme a lei.

In questa strofa Ariosto fa un accenno all’episodio narrato dal Boiardo nell’Orlando Innamorato , in tal modo spiega l’atteggiamento di ripugnanza che Angelica assume nei confronti di Rinaldo.

-Valgo dunque- disse il Saraceno (Sacripante) – valgo dunque così poco ai vostri occhi, visto che mi credete inutile, e non capace da potervi difendere da costui? Già avete dimenticato le battaglie d’Albracca, e la notte in cui io, per la vostra salvezza, fui solo e nudo a proteggervi contro Agricane e tutto il campo?

Anche qui si ha un rimando all’Orlando Innamorato per quanto riguarda le battaglie d’Albracca, infatti Sacripante si rifà a questa vicenda per ricordare ad Angelica le sue qualità di guerriero.

Lei non risponde e non sa cosa fare, perché Rinaldo ormai le è troppo vicino, e minaccia il Saraceno da lontano quando vede il cavallo e quando riconosce il viso angelico che gli aveva messo in cuore la passione amorosa. Quello che seguì tra questi due superbi, voglio che sia riservato per il prossimo canto.

Nell’ultima strofa del canto si percepisce la tensione che sta nascendo in questo momento, sia da parte di Angelica, che è ansiosa di fuggire, sia da parte di Rinaldo, che non vuole farsi scappare, per la seconda volta, la sua amata.

 

COMMENTO: Il primo canto può essere considerato come un microcosmo, poiché in esso si incontrano i temi e le strutture narrative che sono presenti in tutto il poema. Ariosto si  riallaccia all’Orlando Innamorato del Boiardo, e per questo vengono accennati episodi accaduti in precedenza, in particolare, in queste strofe se ne trovano due: la vicenda delle due fontane, l’una dell’odio l’altra dell’amore, e quella della battaglia di Albracca. Diverse sono le tecniche utilizzate dal poeta presenti nella parte finale del canto:

1) l’ironia sia su Rinaldo, che vede il suo nemico non solo stare in compagnia di Angelica, ma anche montare sul cavallo che stava cercando sin dall’inizio del canto, sia su Sacripante che, notando che la donna non confida nella sua protezione, cerca di dimostrare le sue capacità;

2) la circolarità dello spazio, infatti all’inizio del canto Angelica a cavallo incontra come primo personaggio Rinaldo a piedi, che è alla ricerca di Baiardo, il suo destriero, e la medesima scena si ritrova anche alla fine a conclusione di questo primo canto;

3) l’ “angolino ariostesco” negli ultimi due versi, nei quali enuncia il continuo della vicenda al canto successivo.  

 

CARATTERISTICHE STILISTICHE: Evidente il petrarchismo in alcune figure retoriche, come le diverse antitesi che qui metto in evidenza:

<<odio>> e <<amorosa>>, quasi a richiamare dal punto di vista grafico, il famoso carme di Catullo.

<<sereni>> e <<oscura>>, a indicare il mutato atteggiamento di Angelica dopo aver bevuto alla fonte dell’odio.

<<appresso>> e <<lontano>>, ovvero la posizione di Rinaldo da due punti di vista differenti: della donna, che vede sempre più vicino il cavaliere, e del narratore, che racconta la vicenda.

Inoltre Ariosto utilizza delle formule stereotipate, dei topoi tratti dalla tradizione atti ad evidenziare il carattere convenzionale dell’amore di questi cavalieri, ma velati da una sottile ironia. Un esempio è dato da: <<l’angelica faccia che l’amoroso incendio al cor gli ha messo>>. Qui, infatti, come Petrarca, per mezzo di un gioco di parole, con il termine <<l’aura>> voleva indicare implicitamente la donna amata, così anche Ariosto fa uso della stessa tecnica con l’aggettivo <<angelica>>. Inoltre il poeta fa ricorso all’immagine del potere distruttivo del fuoco per intendere la passione amorosa come nella tradizione classica e petrarchesca.

Si noti la struttura chiastica delle antitesi <<odio>>, <<amorosa>>, <<sereni>> e <<oscura>>, la climax <<vide>>, <<conobbe>> e <<riconobbe>> che rappresenta in successione i personaggi che Rinaldo nota in quel determinato istante, l’anafora <<son dunque>>, <<sono dunque>> usata da Sacripante per richiamare l’attenzione di Angelica, preoccupata a fuggire, la litote <<non buono>> per mezzo della quale il cavaliere cerca di limitare le proprie incapacità, alcuni enjambement, o anche la metafora <<scudo>> per indicare la protezione che il <<Saracino>> serbò alla donna quando sbaragliò i nemici che erano entrati in città.

Frequente è l’allitterazione della <<s>> e della <<t>>, a suggerire il turbamento e l’ansia determinata dalla fuga di Angelica da Rinaldo. Inoltre in <<voce tremante>> e <<viso tristo>> si ha una perfetta simmetria tra sostantivo e aggettivo sottolineata maggiormente dall’allitterazione della <<v>> e di <<tr>> che lascia avvertire la tensione, dovuta alla velocità di svolgimento dell’azione, nonché la loro posizione, decisamente in rilievo, poiché sono collocati a metà della prima delle tre strofe.

 

BREVE CONTESTUALIZZAZIONE: la figura del cavaliere in decadenza, evidente in queste strofe, è nettamente contrapposta a quegli ideali e a quel codice che era stato tanto osservato nella tradizione cavalleresca precedente. Per questo motivo essa risulta goffa e sleale, soprattutto grazie alla tecnica dell’ironia.